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Il colore dentro

Paolo Giansiracusa

L’acqua, il fuoco, la terra, il cielo sono materia ed aria, forza plastica e luce dentro cui viaggia il colore. I nostri occhi ne colgono una parte, una piccola porzione. Tutto il resto rimane dentro, negli abissi del creato, nelle profondità più intime dell’essere. E’ la luce che non sorge, è il colore che rimane dentro.

Un viaggio attraverso il colore delle opere dell’artista Alberto Baumann, persona eclettica che ha fatto della cultura il suo passaporto per essere cittadino del mondo.

Perché affiori e si faccia forma e segno, gesto ed espressione, spazio e superficie, non bastano gli occhi della quotidianità, non è sufficiente la sensibilità dell’uomo normale. Ci vuole l’artista, un cuore nuovo che sappia viaggiare tra le nuvole, che sappia spingersi tra le stelle, che abbia il coraggio di inabissarsi in tutte le dimensioni inesplorate e quindi mai emerse a nuova aurora.

Chi aveva visto le forme e i colori della Cappella Sistina prima che Michelangelo li trovasse dentro il suo essere? Chi aveva viaggiato dentro le ombre e le luci di San Luigi dei Francesi prima che il Caravaggio le distendesse sul piano iconico? E chi avrebbe mai immaginato quel flusso color dello smeraldo e dei rubini prima che Tintoretto lo facesse entrare nella Scuola Grande di San Rocco?

Un viaggio che va oltre la celebrazione degli eventi, portandoci a scoprire l’uomo, l’essenza dl nostro essere artefici, nel bene e nel male, del destino della Terra.

Parimenti dicasi per il sogno pittorico di Alberto Baumann, scavato e trovato dentro l’essere per poi emergere, fiorire in maniera prodigiosa, davanti allo sguardo stupito di chi cerca la vita nelle varie espressioni dell’esistenza.

Chiunque volesse cercare relazioni possibili con quanto già noto alla nostra visione, fallirebbe con delusione. Non c’è passato nei piani di luce di Baumann, non c’è relazione alcuna con quanto già visto. Per tale ragione, appare ozioso e inutile costruire rapporti stilistici, indagare sulle possibili affinità di linguaggio.

Non c’è nulla nell’astrazione che richiami ad altri sogni ! Nessuno può rifare il sogno altrui, nessuno può ripetere l’itinerario imperscrutabile dell’essere nelle traiettorie del colore che, in maniera singolare, vive dentro ogni creatura.

Il viaggio verso il colore dell’astrazione di Baumann è pertanto unico, originale, irripetibile. La figurazione che il nostro sforzo visivo potrebbe rilevare è solo l’illusione di chi guarda e, forse, lo specchiamento di ciò che ognuno ha dentro. Vedervi pertanto cieli e volti , mari e colline, mostri e brandelli di carne, è solo illusione. L’artista non ha dipinto nulla che possa essere chiamato nei termini a noi noti. Ha generato una fioritura cromatica che egli stesso vede per la prima volta; non c’è memoria dunque, non c’è racconto.

Tutto è lì davanti a chi guarda. Si prova lo stesso stupore che caratterizza la visione di un bimbo appena venuto alla luce. L’aspetto straordinario di questo germoglio dell’essere consiste poi nel fatto che il primo a stupirsene è proprio lo stesso artista, lo stesso traghettatore del colore che era dentro. Ciò perché nessuna razionalità lo ha aiutato nello sforzo, nessun calcolo e nessun progetto hanno accompagnato il viaggio. E’ stata la sensibilità estetica a pescare nell’intimo ed ha fatto lievitare all’aurora un nuovo sole, un nuovo pezzo di creato, una nuova materia che si aggiunge a quanto l’esperienza dell’essere ha già sedimentato.

L’arte autentica d’altronde è un viaggio dentro luoghi mai attraversati prima e il racconto del colore che ne emerge è nuovo, mai visto prima, proprio come un bimbo appena nato. Originale e irripetibile.

Il viaggio di Alberto Baumann, verso il colore che è dentro, non è asettico perché l’uomo si porta anche nel sonno e nell’ebrezza, nella follia e nel misticismo, pezzi indelebili del suo vissuto. Gli spessori dell’esistenza creano il clima, l’humus, le contaminazioni, le interferenze del viaggio verso l’intimo. Se così non fosse, nessuno di noi si riconoscerebbe in quelle materie intrise di umanità. I nostri sensi sono spie inimitabili che, pur fermi, riescono a portarci lontano. Si pensi al viaggio che possono stimolare un odore o una musica.

Ebbene i sensi sono accumulatori di esperienza vissuta e l’artista, come chiunque, ne è avvolto e coinvolto. Essi sì, accompagnano il viaggio dentro e ne caratterizzano il percorso.

Ciò per dire che il vissuto c’è tutto nell’opera compiuta ma, come per un bimbo appena nato o per un fiore appena sbocciato, il dolore della gestante svanisce e il sacrificio della terra resta nel buio del seme che si è sacrificato per dar luce ad altre vite. L’energia si spende per generare altra parte della creazione.

Il perpetuarsi della vita impone all’artista il sacrificio del vissuto che egli annega dentro, dentro il colore, per trasformarlo in luce, in nuova energia, in nuovo sogno.

Alberto Baumann non ha dipinto tele ma ha creato spazi di luce e di colore. Viaggiando dentro se stesso ha provocato il germoglio di presenze vive, a lui stesso ignote.

Paolo Giansiracusa

2017 - Troina